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Giorgia Meloni e la legge elettorale #rumorepopolare #news

Jul 17, 2026
🇮🇹 Trent'anni di (s)ballottaggi. 🇮🇹 Mentre voi eravate al mare (o al pc a lavorare, beati voi), a Roma è successa una di quelle cose che fanno capire perché l'Italia è l'Italia. Il governo Meloni ha portato in aula la riforma della legge elettorale. L'emendamento chiave sulle preferenze viene bocciato alla Camera per un voto. Uno. 188 contro 187. Il governo perde su un punto fondamentale, le opposizioni occupano l'Aula, la premier parla di "palude" e qualcuno chiede le dimissioni. Sembra l'episodio di una serie tv già vista? Perché lo è. E per capirlo, basta fare un viaggio veloce nei 30 anni di leggi elettorali che ci siamo bevuti. Partiamo. 1993 – MATTARELLUM. Il maggioritario che doveva seppellire la Prima Repubblica. Doveva dare stabilità, invece ha partorito coalizioni eterogenee e instabili. Il politologo Sartori disse che, con quella legge, invece di ridurre i partiti, li avevamo moltiplicati. La critica più forte? Le liste bloccate nel proporzionale e la logica tripolare che non aveva senso. Ma almeno, diciamolo, era costituzionale. 2005 – IL PORCELLUM. (Calderoli, ndr). Il proporzionale con il premio di maggioranza mostruoso e le liste bloccate senza preferenze. Praticamente: sceglievano i partiti, non voi. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 1 del 2014, lo dichiara INCOSITUZIONALE. Il premio era senza soglia minima e le liste bloccate toglievano ogni potere all'elettore. Sì, avete capito bene: abbiamo votato per anni con una legge che la Consulta ha bollato come illegittima. 2015 – L'ITALICUM. (Renzi). Premio di maggioranza e ballottaggio. Appena due anni dopo, nel 2017, la Consulta lo smonta di nuovo: il ballottaggio è INCOSITUZIONALE. Via. 2017 – IL ROSATELLUM. Quello attuale, il proporzionale con un terzo di collegi uninominali. Non piace a nessuno, ma almeno regge. Per ora. E oggi? 2026. Lo "STABILICUM" (così lo chiamano). L'ennesimo tentativo di mettere una pezza a un sistema che non funziona. E come va a finire? Come sempre: con un governo che perde un voto chiave, con le opposizioni che fanno muro, con i "franchi tiratori" al voto segreto che nessuno rivendica, e con la premier che si sente tradita. Il bello? Tutto questo a luglio. Nel mezzo delle vacanze. Mentre il Paese ha bollette, inflazione, ospedali che affondano e un futuro incerto. Ma loro, i nostri "saggi" politici, si riuniscono per litigare su come eleggere il prossimo Parlamento, quasi fosse una partita a risiko. Senza rendersi conto che noi, cittadini, la partita la stiamo perdendo da 30 anni. Tre decenni. Quattro leggi. Due dichiarate incostituzionali. E una riforma che affonda per un voto. In una democrazia normale, su una legge che riguarda il cuore del sistema, si cerca il compromesso. Qui, invece, si butta tutto nel cesso e si dà la colpa alla "palude". Peccato che la palude, a questo punto, sia l'intero Parlamento. E noi? Noi restiamo a guardare, tra un tuffo e l'altro, chiedendoci se esista un paese serio nascosto dentro questo circo. P.S.: di solito le leggi elettorali hanno favorito gli avversari...
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